vincenzo mantovani

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Quando la parola si fa arma. L’atroce bellezza delle poesie di guerra. Podcast e materiali della settima puntata.

C.R. Wynne Nevinson, Ritornando in trincea, 1914-15Come hanno vissuto e raccontato l’enormità del conflitto poeti e letterati? Mentre attraverso la cronaca del luglio 1914, interpretata da Renato Sarti, la guerra si fa più vicina ogni giorni, ci occupiamo di Ungaretti, Rebora, Serra e Papini, con l’aiuto di Andrea Cortellessa, curatore de “Le notti chiare erano tutte un’alba” (1998), una delle migliori antologie delle poesie italiane sulla Grande guerra con la prefazione di Mario Isnenghi. Caterina Croce e David Bidussa ci parlano dell’ebook della collana curata per la Fondazione Feltrinelli, dedicato a Papini, sostenitore della “guerra come sola igiene nel mondo” e a Renato Serra. La recensione di Vincenzo Mantovani ci parla infine di “Benedetto tra le spie”, un libro di Annibale Paloscia. A domani con l’ottava puntata! Ecco il podcast.

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Sarajevo 1914: Princip era un agente serbo o un rivoluzionario? Podcast e materiali della prima puntata.

principPrima puntata de l'”Autista Moravo”. Interviste a Vera Vujcic, nipote di uno dei condannati di Sarajevo; Max Hastings, autore del best-seller “Catastrofe 1914. L’Europa in guerra” e curatore per la BBC dei programmi sulla Grande Guerra e a Mila Lazic, esperta di Ivo Andric per cui sta curando le iniziative per ricordarlo a Trieste e in Slovenia, per conto della casa editrice Comunicarte. Vincenzo Mantovani recensisce “1914. Come la luce si spense sul mondo di ieri” di Margaret MacMillan, una delle più convinte oppositrici della tesi del “sonnambulismo”, che sta animando il dibattito intorno alle cause della Grande Guerra. Ecco il podcast della puntata.

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1914. Come la luce si spense sul mondo di ieri

macmillanLa recensione di Vincenzo Mantovani per “Autista moravo”.

Margaret MacMillan, 1914. Come la luce si spense sul mondo di ieri, Rizzoli, 780 pagine, 28 euro.

Lo scrittore austriaco Stefan Zweig era in villeggiatura vicino a Ostenda quando l’ombra della prima guerra  mondiale cadde sull’Europa. I bagnanti affollavano l’arenile, i bambini facevano volare gli aquiloni, i giovani ballavano. “A un tratto,” ricorda, “una gelida ventata di paura passò sulla spiaggia, spopolandola.” Zweig fece i bagagli e ripartì col primo treno. Quando arrivò a Vienna la guerra era già cominciata. Davanti ai titoli dei giornali rimase come stordito. Non riusciva a credere che una pace durata quasi un secolo fosse finita così bruscamente.

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Il grido dei morti

fergusonNiall Ferguson – “Il grido dei morti” – Mondadori, 2014

Recensione di Vincezo Mantovani

Tra i libri sulla prima guerra mondiale usciti in occasione del centenario, questo di Niall Ferguson, pubblicato da Mondadori col titolo Il grido dei morti, è forse quello che più di ogni altro sfata una lunga serie di miti sul conflitto, fondando i suoi argomenti su dati e logiche ineccepibili. Il suo libro è forse anche il più originale per l’uso che fa sia dell’economia (materia che l’autore maneggia con grande competenza), che di alcuni campi di ricerca trascurati o poco sfruttati da altri storici: arte, letteratura, psicologia, e persino fantapolitica e storia controfattuale, che è quella che partendo dalla realtà dei fatti si spinge fino a chiedersi cosa sarebbe successo se… Ed è proprio nel capitolo finale di questo libro, intitolato “E se…”, che Ferguson, dopo aver risposto alle domande che si era posto all’inizio, tira le conclusioni.

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Catastrofe 1914. L’Europa in guerra.

1914di Max Hastings, recensione di Vincenzo Mantovani.

Non bisogna riporre troppa fiducia nei libri di storia, non perché i loro autori non siano persone serie, ma perché il più delle volte i nodi da sciogliere sono talmente aggrovigliati da autorizzare le interpretazioni più diverse. Nel libro – Il grido dei morti di Niall Ferguson – l’autore avanzava l’ipotesi che se Gran Bretagna e Stati Uniti si fossero astenuti dal partecipare alla prima guerra mondiale i tedeschi, sconfiggendo Russia e Francia, avrebbero potuto creare una specie di Unione Europea ottant’anni prima di quanto è avvenuto, risparmiando al mondo milioni di vittime.

Ipotesi di grande interesse, che ora un altro importante libro sul medesimo conflitto  – Catastrofe 1914 di Max Hastings – contesta nel modo più deciso. Perché? Perché anche se il regime del Kaiser non può essere paragonato a quello nazista, difficilmente – dice Hastings – la sua politica potrebbe essere definita illuminata. Il suo scopo era l’egemonia sull’Europa, non certo l’Europa immaginata da Adenauer: un’egemonia da raggiungersi con la guerra, se non era possibile farlo con altri mezzi. Sarebbe dunque un errore supporre che restando neutrale nel 1914 l’impero britannico avrebbe potuto godere di particolari benefici.

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