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Tutta colpa degli “ismi”?! Il ruolo di militarismo, irredentismo e patriottismo nella Grande Guerra. Podcast e materiali della sesta puntata.

militarismoRipartiamo dalla Germania e dalle sue responsabilità, nello scontro di egemonie tra Russia e Gran Bretagna. Quale è stato il ruolo degli “ismi” e come si sono influenzati tra loro? Interviste a Gian Enrico Rusconi, professore emerito di Scienze politiche all’Università degli Studi di Torino ed autore del recente volume “1914: attacco a occidente“, che mette in discussione alcune delle tesi di Niall Ferguson, che vi avevamo presentato nella puntata del 4 luglio; Ian Beckett, Professore di Storia militare presso l’Università del Kent, autore di “La prima guerra mondiale. 12 punti di svolta” (Einaudi, 2013), che si concentra sul ruolo dell’Impero Ottomano nello scoppio della Guerra; Georg Meyr, Docente di Storia delle relazioni internazionali dell’Università di Trieste, che riflette in maniera significativa sull'”irredentismo” nel nord-est nel 1914. E ancora Petra Svoljsak, Vicepresidente del Comitato nazionale per le commemorazioni del centenario della Prima guerra mondiale e Claudio Ricordi, che ci fa conoscere la figura e la musica di Paul Hindemith, compositore e direttore d’orchestra tedesco, che anche da soldato del fronte non smise di comporre musica. Ecco il podcast.

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La prima guerra totale, di massa, che azzera la centralità europea. Podcast e materiali della quinta puntata.

europaDi massa, anticipatrice di tutte le violenze del ‘Novecento, totalitaria, che ha plasmato l’amor patrio e l’odio per il potere centrale. Quattro storici, che sottolineano aspetti molto diversi, a confronto sulla Grande Guerra: Giovanni De Luna, Gerhard Hirschfeld, Hew Strachan e Paolo Mieli. La recensione di Vincenzo Mantovani è dedicata oggi al libro di Niall Ferguson – “Il grido dei morti” – Mondadori. Claudio Ricordi ci parla oggi di Claude Debussy. Ecco il podcast.

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Catastrofe 1914. L’Europa in guerra.

1914di Max Hastings, recensione di Vincenzo Mantovani.

Non bisogna riporre troppa fiducia nei libri di storia, non perché i loro autori non siano persone serie, ma perché il più delle volte i nodi da sciogliere sono talmente aggrovigliati da autorizzare le interpretazioni più diverse. Nel libro – Il grido dei morti di Niall Ferguson – l’autore avanzava l’ipotesi che se Gran Bretagna e Stati Uniti si fossero astenuti dal partecipare alla prima guerra mondiale i tedeschi, sconfiggendo Russia e Francia, avrebbero potuto creare una specie di Unione Europea ottant’anni prima di quanto è avvenuto, risparmiando al mondo milioni di vittime.

Ipotesi di grande interesse, che ora un altro importante libro sul medesimo conflitto  – Catastrofe 1914 di Max Hastings – contesta nel modo più deciso. Perché? Perché anche se il regime del Kaiser non può essere paragonato a quello nazista, difficilmente – dice Hastings – la sua politica potrebbe essere definita illuminata. Il suo scopo era l’egemonia sull’Europa, non certo l’Europa immaginata da Adenauer: un’egemonia da raggiungersi con la guerra, se non era possibile farlo con altri mezzi. Sarebbe dunque un errore supporre che restando neutrale nel 1914 l’impero britannico avrebbe potuto godere di particolari benefici.

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