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Cent’anni fa, sembra oggi…

Théophile-Alexandre Steinlen, Les deux amis, 1917Parlare di Grande Guerra significa parlare di noi, perché la Prima Guerra Mondiale contiene tutti i temi dei conflitti attualmente in corso: vittime civili, tecnologia, persuasione delle masse… E significa anche investire le autorità politiche di un problema: cosa aspettano a riabilitare i soldati fucilati per terrorizzare il resto della truppa? Ne abbiamo parlato con Barbara Bracco, storica a Milano Bicocca, con Franco Marini, presidente del Comitato Storico sulla Grande Guerra, Alessandro Colombo, docente alla Statale di Milano. L’appuntamento giornaliero con “Autista moravo” termina oggi, ma il progetto continua sul sito e con nuovi appuntamentii che vi segnaleremo nei prossimi mesi… continuate a seguirci! Ecco il podcast.

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Vittime due volte: storia dei soldati fucilati.

fucilazioneortisPodcast e materiali della ventiduesima puntata di “Autista moravo”. Costretti come i loro commilitoni nel fango delle trincee e a battaglie insensate, almeno 750 soldati italiani sono stati fucilati. Per fuga, per insubordinazione o per comportamenti anche meno gravi, spesso sono stati scelti a caso per terrorizzare il resto della truppa. I paesi occidentali hanno perdonato o riabilitato i loro fucilati. Cosa aspetta l’Italia a fare altrettanto. Qualche risposta in questa puntata di “Autista moravo” da Franco Marini, Presidente del Comitato Storico Scientifico per gli anniversari di interesse nazionale, da Marco Cuzzi, docente all’Università Statale di Milano e Andrea Saccoman, storico alla Bicocca. Per la rubrica dedicata al panorama artistico negli anni della Grande Guerra, Silvia Galasso ci porta a Parigi, tra Cezanne, Van Gogh e nuove avanguardie. Ecco il podcast.

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Silenzio, si muore. Paolo Fresu a Radio Popolare.

trombaEsiste una musica che nelle caserme segna la fine della giornata, il momento del riposo. In Italia si intitola “Il Silenzio” – ed è la stessa in molti altri Paesi – e in tempo di guerra è la tromba che saluta i caduti, come una sorta di ultimo saluto che i soldati vivi indirizzano ai compagni morti. Domenica 27 luglio 2014, un giorno prima che scocchino i cento anni esatti dallo scoppio della Prima Guerra, grazie ad un progetto, proposto dall’Italia agli altri paesi coinvolti nella Grande Guerra, nato da un’idea del giornalista e scrittore Paolo Rumiz,  i trombettisti di ogni nazione suoneranno questo brano nei luoghi più significativi in patria, per le vicende storiche, belliche o culturali. Un dovuto atto di riverenza e memoria, nell’unica lingua che tutti conoscono e condividono: la musica.

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