1914/2014: a Sarajevo, on the road again

OLYMPUS DIGITAL CAMERARadio Popolare ha ripercorso le strade che hanno segnato l’intero ‘900. A Sarajevo, tra la Biblioteca e il Ponte Latino, dove Gavrilo Princip riuscì ad uccidere l’Arciduca e sua moglie. A Sarajevo, tra la Moschea dello Zar e il Tunnel, dove – quasi un secolo dopo – passava l’unica via per la salvezza durante l’assedio. Abbiamo scelto Sarajevo perché è un concentrato di storia e di emozioni, perché in questa sua multi-etnicità (un po’ sbiadita) c’è anche una chiave per capire la Grande Guerra e poi quella che ha dilaniato l’ex Yugoslavia. Era giusto cominciare il nostro ciclo di trasmissioni sulla Prima Guerra Mondiale (da lunedì in onda alle 10.40 e in replica alle 20.40) con un radiodocumentario su questa città-simbolo. Qui sotto trovate i podcast.

Prima parte

Seconda parte

 

Graziegocce a Edina Avdis Pahic e a Kanita Focak per avermi guidato nella storia di Sarajevo.
Grazie a Elisabetta Vergani, che ha letto brani di “1914: il dramma di Sarajevo”, di Luciano Magrini, appena ripubblicato per Res Gestae. Vittorio De Alfaro ha letto alcune pagine del diario di suo prozio, uscito per Simonelli Electronic Book con il titolo “L’uomo che controllava i binari”.

Tutti i suoni sono originali, tranne la rielaborazione del battito di una pendola realizzata da Lucio Lepri. Le musiche sono:  Cupe Vampe, dei Csi;  Scherzo per orchestra d’archi di Franz Schrecker;  A la una yo nacì nella versione di Jordi Savall.

 

5 Comments  to  1914/2014: a Sarajevo, on the road again

  1. […] Il 28 giugno, inoltre, a cent’anni esatti dall’attentato di Sarajevo, Danilo De Biasio ha realizzato un documentario dedicato proprio alla città simbolo dell’avvento della guerra: era giusto cominciare da lì il ciclo di trasmissioni sulla Prima Guerra Mondiale e sempre sul sito, trovate il podcast del documentario. […]

  2. Marco Ferrari scrive:

    Trasmissione molto interessante, però econdo me pecca un po’ di “certezze”, a 100 anni di distanza, alcuni elementi andrebbero almeno ripensati, il gruppo che compì l’attentato è stato ed da molti attribuito ai serbi, che eleggono al rango di eroe Gavrilo Pincip, ma 100 anni fa i serbi e la serbia non avevano nessun interesse alla guerra, la Serbi era piccola rispetto all’Impero Austro-ungarico, c’erano trasversalmente i “partiti” della guerra, ma non potevano agire alla luce del sole, credo che il gruppo della Giovane Bosnia fosse infiltrato da più di un servizio segreto, così come il famoso “ultimatum”, al di là del chiedere la smolitazione chieda una specie di Interpol, partire pensando a ciò che successe dovrebbe dare spazio alle riflessioni e rifuggire dalle certezze.

    • Danilo De Biasio scrive:

      Salve Marco, proprio perché antipatizzo con le certezze sono curioso di sapere dove hai trovato nella trasmissione
      la certezza della colpevolezza serba. Sia nel documentario, andato in onda sabato 28/6, sia nelle trasmissioni (che non hai potuto ancora sentire perché non sono andate in onda) uso più o meno i tuoi stessi concetti. Ecco, testualmente, quanto ho detto nel radiodocumentario sull’attentato: “Difficile provare la responsabilità diretta della Serbia nell’attentato di Sarajevo: Apis, il colonnello dei servizi segreti serbi leader della Mano Nera non lasciava mai ordini scritti. Ma soprattutto si muoveva in autonomia: basti pensare che una decina di anni prima aveva partecipato direttamente all’assassinio di Re Alessandro Primo – sostituito da un altro re – e che in seguito Apis verrà fucilato – nel 1917 – perché accusato di aver congiurato contro la nuova casa regnante. Discussa anche la responsabilità del Primo ministro di Belgrado Pasic: sapeva che un pezzo dei servizi segreti serbi pianificava l’attentato all’Arciduca a Sarajevo o aveva solo quelle vaghe informazioni che comunicò in ritardo a Vienna?” Come vedi ci sono parecchi dubbi. Inoltre ti consiglio di ascoltare la trasmissione oggi alle 10.40 e poi ne riparliamo.
      Grazie per l’attenzione.
      Danilo

  3. Nerio Naldi scrive:

    mi sembra una trasmissione molto interessante; un’ottima iniziativa, come altre (mi viene in mente quella dello scorso anno sul golpe in Cile); complimenti per il lavoro svolto (anche se non sono in grado di valutarlo criticamente)

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