Il grido dei morti

fergusonNiall Ferguson – “Il grido dei morti” – Mondadori, 2014

Recensione di Vincezo Mantovani

Tra i libri sulla prima guerra mondiale usciti in occasione del centenario, questo di Niall Ferguson, pubblicato da Mondadori col titolo Il grido dei morti, è forse quello che più di ogni altro sfata una lunga serie di miti sul conflitto, fondando i suoi argomenti su dati e logiche ineccepibili. Il suo libro è forse anche il più originale per l’uso che fa sia dell’economia (materia che l’autore maneggia con grande competenza), che di alcuni campi di ricerca trascurati o poco sfruttati da altri storici: arte, letteratura, psicologia, e persino fantapolitica e storia controfattuale, che è quella che partendo dalla realtà dei fatti si spinge fino a chiedersi cosa sarebbe successo se… Ed è proprio nel capitolo finale di questo libro, intitolato “E se…”, che Ferguson, dopo aver risposto alle domande che si era posto all’inizio, tira le conclusioni.

La sua tesi è questa. Se il febbrile lavorio diplomatico dell’estate 1914 non fosse sfociato in aperto conflitto, la conseguenza peggiore per l’Europa sarebbe stata una specie di guerra fredda ante litteram nel corso della quale le cinque grandi potenze avrebbero mantenuto i loro apparati militari e continuato a crescere economicamente. Viceversa, se la guerra fosse scoppiata, ma senza la partecipazione della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, i tedeschi vittoriosi avrebbero potuto creare una specie di Unione Europea ottant’anni prima di quanto è veramente successo.

Per Ferguson infatti non c’è dubbio che la Germania avrebbe vinto la guerra, se la Gran Bretagna non fosse intervenuta. In assenza di sostanziosi rinforzi britannici, l’esercito francese sarebbe stato sicuramente sconfitto.

Se si fosse tenuta in disparte, la Gran Bretagna avrebbe conservato tutta la potenza industriale e militare che fu dissipata in due guerre mondiali, ma soprattutto non ci sarebbe stata quella grande intromissione degli Stati Uniti negli affari europei che segnò materialmente la fine del predominio finanziario britannico nel mondo. Ulteriori benefiche conseguenze: col trionfo del Kaiser Hitler avrebbe continuato la sua vita di mediocre pittore di cartoline e di ex soldato soddisfatto in un’Europa centrale dominata dalla Germania; Lenin sarebbe rimasto a scribacchiare e parlare di politica a Zurigo, in perenne attesa del crollo del capitalismo; e la Germania avrebbe raggiunto la stessa posizione egemonica di oggi senza passare attraverso due guerre mondiali. Per concludere, se fu la Germania a imporre la guerra a una Francia che non la voleva e a una Russia non altrettanto recalcitrante, fu il governo britannico a trasformare un conflitto continentale in una guerra mondiale che durò il doppio e costò molto più caro. La Grande Guerra fu dunque qualcosa di peggio di una tragedia. Fu un errore, il più grande della storia moderna.

Niall Ferguson, Il grido dei morti, Mondadori, 590 pagine, 26 euro.

One Comment  to  Il grido dei morti

  1. […] confronto sulla Grande Guerra: Giovanni De Luna, Gerhard Hirschfeld, Hew Strachan e Paolo Mieli. La recensione di Vincenzo Mantovani è dedicata oggi al libro di Niall Ferguson – “Il grido dei morti” – […]

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