I sonnambuli

I Sonnambuli, recensione di Vincenzo Mantovani. sonnambuliLa settimana scorsa, parlando di un libro di Gian Enrico Rusconi sulla prima guerra mondiale, concludevo il mio intervento con l’osservazione che tra il 1914 e il 1915 milioni di uomini e donne andarono verso la catastrofe “trasognati come le vittime di un incantesimo.” Avrei potuto dire, più semplicemente, “come dei sonnambuli.” E I sonnambuli è proprio il titolo che il grande storico inglese Christopher Clark ha dato al suo libro sulla Grande Guerra, un’opera che i giornali del Regno Unito hanno già indicato come un modello esemplare di ricerca. Di ricerca: cioè di ricerca di una rotta sicura, perché (come dice bene Clark) l’oceano delle fonti consultabili per ricostruire questo conflitto “è percorso da correnti insidiose.”

Le grandi edizioni europee dei documenti diplomatici hanno un taglio apologetico e sono state usate, per lo più, come munizioni per una seconda “guerra mondiale di carta.” Le memorie degli statisti, dei comandanti militari e di altri cruciali protagonisti della politica sono spesso deludenti o mendaci, più attente alla propaganda che alla verità. Altre lacune significative sono dovute al fatto che molti contatti importanti tra loro furono verbali e non hanno lasciato traccia: per esempio, le organizzazioni serbe collegate con l’attentato di Sarajevo avevano un carattere rigorosamente segreto e non lasciarono quasi niente di scritto, mentre il capo dei servizi segreti militari serbi aveva l’abitudine di bruciare le sue carte. Verbali di riunioni al vertice tra diplomatici di varie nazioni sono spariti, importanti documenti russi sono andati persi nel caos della guerra civile o non sono stati ancora pubblicati. Il caotico sovrapporsi di promesse, minacce, piani e previsioni che caratterizzò le settimane tra l’attentato e l’inizio delle ostilità spiega bene per quale motivo lo scoppio di questa guerra si è prestato a una stupefacente varietà di interpretazioni.

Più che chiedersi il perché della vicenda, questo libro racconta la storia di come l’Europa continentale arrivò alla guerra. La narrazione è divisa in tre parti. La prima si concentra sui due antagonisti, la Serbia e l’Austria-Ungheria, il cui scontro accese la miccia, e ne segue i rapporti fino all’attentato. La seconda parte risponde ad alcune domande: come si arrivò alla polarizzazione dell’Europa in blocchi contrapposti; in che modo gli stati europei elaborarono la loro politica estera; come poté succedere che una regione periferica come i Balcani diventasse il teatro di una crisi di tale portata; e come accadde che un mondo che sembrava avviato alla distensione arrivasse invece a una guerra generalizzata. La terza e ultima parte si apre con le uccisioni di Sarajevo e descrive la crisi di luglio, sottolineando i calcoli, le incomprensioni e le scelte che la portarono a un’infausta conclusione.

Christopher Clark, I sonnambuli. Come l’Europa arrivò alla Grande Guerra, Editori Laterza, 716 pagine, 35 euro. (Milano 5 giugno 2014 vm x esteri radiopop.)

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